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Srebrenica 2015

Srebrenica 2015

IPSIA in questi giorni, insieme ai tanti volontari di allora e di oggi, ricorda il genocidio di Srebrenica di 20 anni fa.

PREGHIERA SCOLPITA NEL CIMITERO DI SREBRENICA
Nel nome di Dio
il più misericordioso
il più compassionevole

Noi preghiamo Dio Onnipotente:
possa il lamento diventare speranza
possa la vendetta diventare giustizia
possano le lacrime delle madri
diventare preghiere.
Che non ci sia più
un'altra Srebrenica
per nessuno
e in nessun luogo.

L'11 Luglio 1995, durante la sanguinosa guerra di bosnia, le truppe serbobosniache del generale Mladic entrarono nella città di Srebrenica,
all'epoca sotto la tutela dell'Onu e di un contingente di caschi blu olandesi la cui colpevole passività nella vicenda è stato oggetto di inchieste
e processi negli anni successivi.

Mladic ottenne la consegna della cittadina e della popolazione bosniaco musulmana e separati gli uomini dalle donne e bambini, i primi vennero sistematicamente massacrati.

Almeno 8372 vittime, 6000 riposano nel cimitero di Potocari di piu di mille non si hanno tracce, 136 le vittime identificate che verranno sepolte oggi, più di 90 le fossi comuni rinvenute.

Per il genocidio di Srebrenica il Tribunale dell'Aja ha sin qui condannato 14 persone. Il capo serbobosniaco Karadžić e il generale Mladic, catturati dopo una lunga latitanza sono in questo momento a processo.

Tre giorni fa, alle Nazioni Unite la cui colpevole incapacità nella gestione del conflitto in ex jugoslavia è ormai consegnato alla storia,
una risoluzione di condanna è stato bloccata dal veto della Russia.

Il 2 agosto del 2001, confermato nell'appello del 19 aprile 2004, Il Tribunale penale internazionale ha riconosciuto il massacro di Srebrenica
come Genocidio, ad oggi il più efferato crimine di guerra in europa dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

A distanza di vent'anni suona sempre come realistica ed amara considerazione una frase dello storico ateniese Tucidide " Il Male non è soltanto di chi lo compie ma anche di chi potendo impedire che lo si faccia non lo impedisce".

Ipsia invita i singoli e i gruppi, le Acli e le associazioni tutte, a trovare il tempo per una riflessione e una preghiera in ricordo delle vittime di allora.

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Una famiglia deve avere una casa dove abitare, una fabbrica dove lavorare, una scuola dove crescere i figli, un ospedale dove curarsi e una chiesa dove pregare il proprio Dio

Giorgio La Pira