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La difesa della terra e della salute è una cosa seria

La difesa della terra e della salute è una cosa seria

SOLIDARIETA' DA PARTE DELLE ACLI AL VESCOVO PIZZIOLO

Serve contrastare energicamente e senza perder ulteriore tempo quel degrado socio-ambientale che, tra l’altro, nell’ultimo anno e mezzo si è intrecciato e “rafforzato” con i drammatici fenomeni pandemici legati alla diffusione del virus Covid 19. Lo sottolineano anche le Acli di Treviso in questa nota in cui ribadiscono piena solidarietà e condivisione al vescovo di Vittorio Veneto mons. Corrado Pizziolo rispetto a quanto accaduto nel fine settimana.

“Non c’è nulla di strano nelle parole del nostro vescovo, che nella sua lettera pastorale ha di fatto richiamato al rispetto dell’ambiente e della salute per tutti, ovviamente facendo riferimento al territorio che abitiamo e di cui concretamente dobbiamo avere cura” spiega Alessandro Pierobon, presidente provinciale Acli di Treviso. Del resto, più in linea generale, il grido d’allarme su queste tematiche lo avevano già ribadito anche i vescovi italiani nella nota per la XVI Giornata del Creato che si è celebrata il 1° settembre 2021.

Dalle Acli arriva dunque piena solidarietà a mons. Pizziolo cui sono andati gli attacchi sul web per aver espresso una riflessione che da molto l’associazione condivide sull’abuso di pesticidi, la necessità di preservare la biodiversità, la tutela dell’ambiente: “Non c’è più tempo per indugiare, ciò che è necessario è una vera transizione ecologica che possa trasformare in sostenibili alcuni presupposti di fondo del nostro modello di sviluppo e rinnovare i nostri stili di vita, sia nelle relazioni interpersonali che nel rapportarci con l’ambiente – commenta Andrea Citron, coneglianese d’origine, presidente delle Acli del Veneto e delegato nazionale delle Acli ai temi ambientali -. Dobbiamo esser capaci di cambiare in profondità il nostro esser parte di questo pianeta, consapevoli della necessità, per salvaguardarlo, di realizzare quella conversione ecologica verso cui ci sprona il VI capitolo della “Laudato Sì”. Che non può essere citata a vanvera ma va meditata e rimeditata quale testo fondativo per chiunque ha a cuore questa nostra terra e tiene davvero al progresso e allo sviluppo economico complessivo del territorio, in una logica di sostenibilità e benessere.

“Allo stesso tempo – ribadisce Pierobon - tale cambiamento deve essere “giusto”, ovvero non penalizzante, soprattutto sul piano dell’occupazione lavorativa. Bene ha fatto il nostro vescovo a ribadire l’urgenza di porre fine allo sfruttamento lavorativo che in agricoltura raggiunge una delle sue rappresentazioni più note. Il lavoro dignitoso per tutti e il contrasto al caporalato restano una priorità. Purtroppo sappiamo bene che non riguarda solo questo settore e il mondo del lavoro di cura ma si estende anche alle ditte che gestiscono servizi esternalizzati da parte d imprese, esercizi commerciali, trasporti, sanità, assistenza. E coinvolgono soprattutto lavoratori di origine straniera, più facilmente ricattabili”. E’ evidentemente molto complesso correggere questa drammatica stortura della nostra società, specie perché la presenza para-schiavistica di un sistema di sfruttamento del lavoro permette a tutti di godere di prestazioni, beni e servizi a costi meno esosi. Su questi temi si può solo continuare ad agire, in logica preventiva, di emersione e di tutela.

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Giorgio La Pira