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Il valore della democrazia nel nostro presenteIn evidenza

Il valore della democrazia nel nostro presente

Quattro incontri, tra ottobre e novembre, organizzati dall’associazione Partecipare il presente a cui aderiscono anche le Acli, hanno affrontato i temi del populismo, dell’impegno civico e del ruolo che hanno oggi l'informazione e le rappresentanze.

Ci sono momenti nella storia in cui gli equilibri politici e sociali, faticosamente raggiunti, tendono ad incrinarsi e a vacillare. Le democrazie occidentali, che hanno garantito un lungo periodo di pace e sviluppo in molti stati, appaiono messe in discussione.

La scuola politica dell’associazione Partecipare il presente ha approfondito alcuni dei fattori che rischiano di compromettere le basi su cui si regge la democrazia, allargando lo sguardo all’Europa con particolare attenzione all’Italia.

Ecco alcuni spunti di riflessione, attraverso le parole dei relatori intervenuti nel ciclo di incontri autunnali 2018.

Antonio Maria Baggio

Professore di filosofia politica, Istituto universitario Sophia

"Ciascuno di noi continui pure a votare il partito che ha scelto," ha incalzato il relatore della prima serata davanti ad una platea di oltre 250 persone, "ma pretenda dai suoi rappresentanti aderenza alla verità. Pretenda un linguaggio sobrio, non violento, non rancoroso, non improntato alla paura, e scelte non strumentali.

"E pretenda che chi lo rappresenta faccia lo sforzo di riconoscere l’altro come avversario, non come nemico, con il quale ha il dovere di trovare alcune verità di fatto comuni per poter costruire e tenere insieme la comunità politica nazionale. Populismi e democrazia, infatti, presuppongono entrambi l’esistenza di una comunità politica.

"(…) Essere cittadini oggi è compito difficile ma imprescindibile: se la società si mobilita — e un segno di questa mobilitazione è già la scuola Partecipare il presente, promossa da tante associazioni e organizzazioni che lavorano insieme — lo stato delle cose può cambiare. Teniamo conto che il bene è più forte del male, altrimenti non saremmo qui".

Francesco Occhetta

Gesuita del Collegio degli scrittori di Civiltà Cattolica

"La rete ha cambiato la costruzione dell’opinione pubblica politica, che nel tempo dei populismi cresce con azioni precise: istigare la violenza (hate speech), ridicolizzare le voci delle istituzioni, toccare le emozioni e le credenze (più irrazionali) degli utenti, iniettare sospetto su fatti, inventare le bufale (fake news).

"Il terreno fertile sta proprio nei social network senza filtri, in cui si forma il consenso politico, si alimentano le paure e si consolidano le identità. Ma tutto lontano dai fatti.

"(…) Il paese tiene ancora per la forza silenziosa dei corpi intermedi. Ma occorre non sottovalutare i rapidi cambiamenti. Una caratteristica comune ai populismi è la disintermediazione. Mentre le principali Costituzioni democratiche si fondano sulla rappresentanza di organizzazioni che interagiscono e mediano valori e interessi sociali con le istituzioni, i populisti vogliono incontrare direttamente i cittadini.

"L’antidoto è essere una comunità pensante con una visione di futuro. Ed investire sulla formazione".

Marco Almagisti 

Docente di Scienze politiche, Università di Padova

"Sovente ricorre l’affermazione che i corpi intermedi non servono, che sono un peso. Non è così. Se non ci fossero e non agissero la nostra società sarebbe più difficile da vivere.

"(…) Il rapporto tra democrazia e uguaglianza è parte fondante del processo di consolidamento democratico del nostro paese fin dal dopoguerra, ed è grazie alla lungimiranza dei padri e delle madri costituenti che questo principio è stato stabilito.

"La democrazia è un sistema di governo che, a differenza di tutti gli altri, richiede il consenso della popolazione, il riconoscimento di regole che tutti sono chiamati a rispettare nell’interesse del bene comune, sulla base di un patto di fiducia tra le parti.

"(…) La crisi ha colpito tutto l’Occidente, provocando processi di arretramento economico e appunto di crescita delle disuguaglianze, che hanno avuto effetti sensibili anche nelle forme della politica e delle regole democratiche, con la ricerca di nuova rappresentanza.

"Una sfida essenziale oggi è quella che si gioca sul piano dell’istruzione".

Paolo Feltrin 

Docente di Scienze politiche, Università di Trieste 

"Di sicuro, tra un secolo, i nostri sistemi politici saranno molto diversi da come oggi li conosciamo. Invece di lamentarci perché non cominciare a ragionare sulle strade possibili di evoluzione positiva? (…) Il problema principale delle democrazie contemporanee è che, per certi versi, hanno promesso troppo.

"Il compromesso, durato dal secondo dopoguerra ad oggi, è stato questo: il governo del popolo non è possibile, quindi lo demandiamo ad élite ogni tot anni. In cambio sono stati assicurati libertà
e benessere. Il secondo però non si è realizzato per tutti.

"(…) Sono in ballo almeno tre questioni. Prima: i modi tradizionali di ricambio delle élite funzionano sempre meno, bisogna trovarne di nuovi. Seconda: come limitare il potere delle grandi ricchezze. Terza: grazie alle nuove tecnologie, si possono sperimentare nuove forme di democrazia partecipativa su scala locale, a livello di quartiere.

"Allo stesso modo, però, non siamo in grado di sviluppare la democrazia in grande, oltre i confini nazionali. Serve sperimentare, non ci sono alternative, in politica e nella storia”.

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Giorgio La Pira