Carovita e bollette, un circolo sempre più vizioso

Fonte: La Vita del Popolo
"Quando parliamo di prezzo dell'energia, sia essa prodotta attraverso il petrolio, il gas e tutte le varie "derivazioni", dobbiamo considerare che siamo di fronte ad una molteplicità di questioni che vanno dall'impatto inevitabile dei mercati finanziari sulle materie prime, alla questione della domanda e dell'offerta per tali beni, per passare alla questione delle accise di cui tanto abbiamo sentito parlare negli ultimi tempi.
Guardando ai mercati finanziari, salvo dei brevi periodi di caduta dei prezzi dovuti a situazioni contingenziali, in linea di massima assistiamo ad un ciclo rialzista dei prezzi delle materie prime, e questo ahinoi durerà anni. Questo ciclo va inserito nella grave instabilità derivante dalle guerre in atto sul fronte ucraino ed iraniano, così come per la profonda "de-globalizzazione" alla quale assistiamo.
Queste gravi strozzature hanno creato un rialzo dei prezzi nel mercato dei Future delle materie prime con effetti sul prezzo dell'energia.
A questo ciclo rialzista di carattere finanziario, c'è da aggiungere il fatto che si tratta per la maggior parte di beni quotati in dollari. Nel post pandemia l'Euro, inizialmente molto forte nei confronti del Dollaro, ha perso via via di valore. Questo ha degli effetti importanti nell'aumentare il prezzo di petrolio, gas e relativi derivati.
Dopo il clima di elevata tensione esistente nei mercati dell'energia post pandemia e successiva guerra in Ucraina, il rallentamento significativo delle importazioni di gas e di petrolio dal medio oriente, causate dal blocco dello stretto di Hormuz, non hanno fatto altro che spingere all'insù i prezzi delle materie energetiche.
In un primo momento non abbiamo assistito ad una immediata impennata dei prezzi in quanto la Cina è venuta in "soccorso" dei mercati attraverso l'utilizzo delle proprie imponenti scorte interne.
La prospettiva di una riduzione delle scorte del paese del "Sol Levante" e la possibilità che questo riprenda ad importare idrocarburi dal medio oriente, non potrà fare altro che spingere all'insù i prezzi dell'energia, arrecando un danno significativo all'Unione Europea ed al nostro paese che dipende fortemente dalle importazioni di petrolio e gas per sostenere le proprie necessità energetiche".
Perché il prezzo di benzina e gasolio sono aumentati in modo spropositato?
"Se da un lato dobbiamo considerare le difficoltà sopra esposte, quando parliamo di benzina e gasolio dobbiamo fare alcune premesse relativamente alle politiche di Green Deal Europeo, presentato l'11 dicembre 2019 dalla Commissione ed approvato con Regolamento Europeo il 14/02/2023.
Questo "progetto", se da un lato aveva come obiettivo quello di stimolare e promuovere una riduzione importante degli impatti ambientali dell'"impronta umana" in Europa, dall'altro aveva la finalità di rilanciare l'economia dell'Unione attraverso una conversione dai combustibili fossili a quelli puliti come l'elettrico, il fotovoltaico.... Gli effetti di tale conversione, dal punto di vista sia degli investimenti miliardari necessari alla ricerca ed estrazione di idrocarburi, che degli investimenti in impianti di raffinazione, sono stati pesantissimi.
E' piuttosto evidente che se l'intento dell'Unione è quello di uscire definitivamente dall'uso di fonti fossili di energia a favore di un'energia definita "pulita", nessuna società del settore energetico "fossile" investirà più in nuovi impianti o nel potenziamento di quelli esistenti, visto che i miliardi di Euro necessari - per i quali ci vorrebbero decenni per ammortizzarli - non creerebbero redditività.
Pertanto, di fronte ad una domanda pressoché costante di benzina e gasolio, l'offerta interna è in progressiva diminuzione, e l'Europa, così come il nostro paese, si trova a dover importare da altri paesi la benzina ed il gasolio di cui necessita.
In una situazione così complessa a livello internazionale, con lo stretto di Hormuz chiuso a causa della guerra tra Stati Uniti ed Iran, gli effetti sui prezzi di benzina e gasolio non possono che avere delle forti impennate all'insù.
La strategia possibile per ridurre l'impatto economico dell'innalzamento dei prezzi dei carburanti, è quella di intervenire sulle accise. Le accise sulla benzina e sul gasolio sono di due tipi: una prima accisa è di livello europeo che indicativamente pesa circa 36 centesimi di Euro per litro per la benzina e 33,0 centesimi di Euro per litro sul gasolio. Dopodiché abbiamo l'accisa italiana che incide indicativamente per altri 37 centesimi di euro per litro di benzina.
Aldilà dei valori assoluti delle accise, è bene sottolineare che tutte le politiche di supporto all'economia ed alle famiglie da parte del Governo italiano vanno a toccare la parte dell'accisa nazionale, ma non vanno a toccare l'accisa europea.
Una riduzione delle accise a livello nazionale ovviamente ha degli effetti positivi nell'immediato sulle tasche dei cittadini ed imprese, ma ha come effetto di aumentare il deficit di bilancio nazionale con effetti negativi sui margini di manovra dello Stato di fronte alle nuove sfide che ci attendono negli anni a venire, alla luce delle difficoltà economiche in atto e degli scenari internazionali.
Se a questo andiamo ad aggiungere il fatto che a livello di bilancio comunitario, alcuni paesi del centro nord Europa stanno tornando ad invocare tagli al bilancio, al posto di rilancio degli investimenti e della spesa, le prospettive di trovare una soluzione al caro carburanti sono ancora più fosche.
A questo punto c'è da chiedersi come sia possibile che di fronte ad una situazione di emergenza, alcuni paesi cerchino di avvantaggiarsi a scapito di altri al posto di remare tutti nella stessa direzione.
Per nostra opinione, solo attraverso un'azione coordinata delle politiche di coordinamento comunitarie si potrà ridurre gli impatti negativi del caro energia su cittadini ed imprese".
Cosa consigliate ai consumatori per difendersi in questo contesto di inflazione galloppante?
"E' doveroso fare una premessa. Non siamo in una condizione di inflazione galoppante. Si comincia a parlare di inflazione galoppante quando supera ampiamente il 10%, ma per fortuna non siamo in una fase di questo tipo.
L'inflazione è in aumento, questo è certo, ma purtroppo non si tratta di una benefica inflazione "da aumento della domanda interna". Quella che stiamo vivendo è un caso di inflazione "importata".
Nel primo caso, l'inflazione da domanda è sintomatica di un'economia che cresce, con redditi in aumento e fatturati in crescita. Nel secondo caso, l'inflazione importata, ci si trova di fronte ad un fenomeno pericoloso che va a colpire l'intero paese e le sue infrastrutture, ed è molto più complessa da contrastare, come ho cercato di spiegarvi poch'anzi.
E' evidente che, oltre ad un'Unione Europea che deve cambiare approccio (visto che le crisi che abbiamo vissuto negli anni addietro pare non abbiano portato ad alcun insegnamento), lo Stato deve fare la sua parte dotandosi di una strategia di lungo periodo cercando di diversificare le fonti di approvvigionamento sia attraverso investimenti di tipo nazionale che incentivi per i cittadini.
Nel loro piccolo, per far fronte all'aumento dei costi dell'energia, i cittadini dovranno cercare di cambiare approccio alla mobilità, utilizzando il car sharing tra colleghi negli spostamenti da casa ad ufficio; quando possibile utilizzare i mezzi pubblici, così come razionalizzare i consumi nel riscaldamento e nel raffreddamento delle case.
Capisco che le ricette sembrino sempre le stesse, ma senza una forte azione strategica dello Stato, in coordinamento con quanto potrebbe fare l'Unione Europea, vedo molto complicato trovare delle soluzioni permanenti al caro energia".
C'è qualche dato che potreste darci per capire meglio la situazione?
"Non abbiamo uno studio specifico sulla questione con dati e grafici, le informazioni di cui disponiamo sono facilmente recuperabili da siti specializzati, da Eurostat o dal sito della Commissione Europea".
Davide Magagnini
Presidente Lega Consumatori Provinciale di Treviso aps
