Giovani e legalità: una lettera per il 23 maggio

Caro 23 MAGGIO,
eccoci di nuovo qui, al nostro appuntamento annuale: sempre presenti e puntuali, dopo 34 anni ci siamo e vogliamo continuare ad esserci.
Quest’anno, come avrai capito dall’introduzione, piuttosto che raccontare di te, ho volutamente deciso di parlarti direttamente con questa lettera.
Ho preso il dizionario di italiano ed ho cercato il significato di LEGALITA’: “1. L’essere conforme alla legge e a quanto è da questa prescritto. 2. Situazione conforme alle leggi, nei limiti prescritti o consentiti dall’ordinamento.”
Detto in parole più semplici? La legalità è l’insieme dei comportamenti che rispettano le leggi per propria scelta: si rispettano le leggi, perché se ne riconosce l’importanza e da questo rispetto ci si dimostra essere persone responsabili.
E tu, caro 23 MAGGIO, ne porti il nome: GIORNATA della LEGALITA’.
Ma questa “legge” che cos’è?
C’è chi tristemente afferma che la legge sia solo una parola e che le regole siano unicamente convenzioni, vincoli in cui chiuderci – sono quegli individui che vogliono farci credere che nella nostra terra le cose non cambieranno e le persone saranno sempre le stesse.
Noi, però, sappiamo davvero cosa rappresenta il concetto “LEGGE”: è la struttura organizzatrice di una società, traducendosi concretamente nei principi di giustizia per garantire la pacifica convivenza, l’ordine e la sicurezza di tutti. È lo spazio nel quale possiamo muoverci liberamente, respirando l’aria dell’assenza di limiti forzati: nel momento in cui curiamo questa struttura organizzatrice, convivendo pacificamente tra di noi, ci rispettiamo vicendevolmente e garantiamo continuità alla nostra società.
Ammetto che qualche volta le leggi sembrano appesantirci, ma è solo una sensazione: rispettare le leggi è una scelta di coraggio e di forza per un bene più alto – noi e la nostra società.
E sì, ci sono state leggi ingiuste. Tuttavia la bellezza della nostra struttura organizzatrice ha fatto sì che altre leggi siano immediatamente intervenute per ripristinare l’ordine e la legalità dell’intero sistema.
La legge non è solo una parola: essere dalla parte della legalità significa molto.
La legalità non è un concetto esclusivamente presente nelle leggi, nei codici civili o penali e nei tribunali: è un sentimento, è ciò che ci fa camminare a testa alta liberi.
Vivere nella legalità non è semplice, soprattutto quando ci sembra che venga premiato chi aggira le regole, approfittando di scorciatoie non lecite. Ci viene chiesto senso critico, responsabilità: è una partecipazione attiva per la costruzione di una comunità sempre più giusta.
Penso questo, 23 MAGGIO, la legalità è scegliere di darci l’occasione di poter costruire qualcosa di straordinario, rendere la nostra società un tessuto sempre più forte e più giusto.
Educare alla legalità significa trasmettere la memoria dei fatti e la consapevolezza dei diritti e dei doveri del cittadino. Significa raccontare, spiegare, dare strumenti per crescere, capire e scegliere da che parte stare, per diventare cittadini consapevoli.
La voglia di affermare l’importanza della legalità è sorta alle 17:58 sull’Autostrada A29, allo svincolo di Capaci vicino Palermo nel 1992.
In 34 anni siamo cambiati, la società è cambiata: la gente cambia perché ricorda… Noi ci ricordiamo di te, 23 MAGGIO, di chi c’era quel giorno e continueremo a farlo.
Giovanni Falcone non era un folle, tantomeno Francesca Morvillo nel restargli accanto: non hanno deciso di sacrificarsi o votarsi al martirio. Erano persone semplici che credevano in cose semplici.
Credevano nella giustizia e sceglievano di proseguire, responsabilmente, a testa alta il loro lavoro: “perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere.”
Contro le malelingue, contro gli ostacoli appositamente creati da altri.
Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro erano anch’essi persone semplici: credevano nel rispetto delle leggi, onore al proprio lavoro e alla divisa.
Giovanni, Francesca, Vito, Rocco ed Antonio avevano scelto di essere dalla parte della legalità e alla loro scelta sono rimasti fedeli fino alla fine.
Quella scelta di perseveranza fino all’ultimo è stata così forte che sei nato tu, 23 MAGGIO.
In quello scoppio che fece tremare l’Italia, è nata la scelta di tutti noi italiani di essere ancora di più dalla parte della legalità.
Abbiamo urlato a gran voce “Fuori la mafia dallo Stato”, perché abbiamo preteso di continuare a camminare alla luce del sole, senza nasconderci e temere di guardarci attorno.
Noi siamo gente perbene che crede nell’impegno e vuole un’Italia sempre giusta.
I nostri avversari, che sono persone come noi, ridono delle nostre convenzioni e godono nell’infrangerle.
Ma diciamolo chiaramente: hanno paura di perdere. E perderanno, perché hanno chiuso cinque bocche e ne hanno aperte – inconsapevolmente – cinquanta milioni.
Contro di loro c’è molto di più che parole, atti legislativi, codici e processi: ci siamo noi, c’è vita, giustizia, speranza e memoria. Ci sono le nostre idee che camminano e viaggiano, nonostante gli uomini.
Loro sanno che i trionfi dei magistrati, dei cittadini e dell’Italia intera sono i loro errori più grandi.
Caro 23 MAGGIO, sei il testamento involontario nato nel 1992 dall’esplosione di un ordigno che ha causato la morte di cinque persone.
Con te all’Italia è stata consegnata la forza di denunciare e di ribellarsi alle forme di oppressione della criminalità organizzata; il coraggio di pronunciare le parole “mafia” e “criminalità organizzata” senza tremare. Ci hai trasmesso la forza di perseverare nella difesa della giustizia, anche nei momenti bui, in cui ci sembra di incontrare solo ostacoli ed opposizioni.
Abbiamo esposto i lenzuoli bianchi. Sono per te, Giovanni, Francesca, Vito, Rocco ed Antonio e per tutti coloro che hanno detto e dicono “sì alla legalità, no alla criminalità” – una forma di coraggio, che si manifesta in gesti di responsabilità.
Guardo il cielo azzurro di questo giorno e mi chiedo come sarebbe stata scritta la storia della nostra terra se quel giorno fosse stato un ordinario 23 maggio 1992.
Non lo so come sarebbero oggi le cose, è un susseguirsi di “forse”, “se mai”, ma tutto molto aleatorio.
Ho scelto di essere dalla parte della legalità, di far parte della legalità: sono uno dei tantissimi semi piantati nel giardino della Primavera Giudiziaria. A dirlo mi fa strano, allora proseguo con un passo alla volta, sento che non sono da sola e la stranezza passa via.
23 MAGGIO – GIORNATA della LEGALITA’, noi proseguiamo il nostro percorso di giustizia e legalità, sempre a testa alta e orgogliosi di ogni traguardo raggiunto.
Non ci fermiamo e per te noi ci saremo sempre.
GRAZIE per continuare ad esserci sempre e comunque.
Mariacristina Carà - una Giovane delle Acli
