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Irpef 2026: sconto di due punti sulla seconda aliquota

    Irpef 2026: sconto di due punti sulla seconda aliquota

    Fonte CAF Acli

    L’Irpef mantiene salda la suddivisione in 3 aliquote, ma alleggerisce il peso dell’aliquota di mezzo. A seguito infatti della modifica introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, viene sì confermata l’ormai strutturale “tripartizione” dell’imposta, ma cala appunto dal 35 al 33 per cento il prelievo applicato sul secondo dei tre scaglioni.

    L’Irpef a tre marce è diventata permanente dallo scorso anno. Dopo il primo “rodaggio” del 2024 (anno, infatti, in cui subentrava il passaggio da 4 a 3 aliquote), nel 2025 è stata resa “ufficiale” (cioè strutturale fiscalmente parlando) la scansione a tre.

    Ripercorrendo allora la cronologia degli ultimi anni, il 2021 è stato l’ultimo con le vecchie 5 aliquote così applicate:

    RedditiAliquota
    Fino a 15.000 euro23%
    Oltre 15.000 fino a 28.000 euro27%
    Oltre 28.000 fino a 55.000 euro38%
    Oltre 55.000 fino a 75.000 euro41%
    Oltre 75.000 euro43%


    Il biennio 2022-2023 ha invece rappresentato l’“interludio” dell’Irpef strutturata in 4 aliquote:

    RedditiAliquota
    Fino a 15.000 euro23%
    Oltre 15.000 fino a 28.000 euro25%
    Oltre 28.000 fino a 50.000 euro35%
    Oltre 50.000 euro43%

     
    Dal 2024 è apparsa infine l’attuale (e ormai strutturale) suddivisione in 3 scaglioni:

    RedditiAliquota
    Fino a 28.000 euro23%
    Oltre 28.000 euro fino a 50.000 euro35%
    Oltre 50.000 euro43%


    La differenza, però, è che dal 1° gennaio 2026, la Legge di Bilancio ha abbassato dal 35 al 33 per cento il prelievo sul secondo scaglione, per un’imposta, quindi, che da quest’anno va ad assumere il seguente assetto:

    RedditiAliquota
    Fino a 28.000 euro23%
    Oltre 28.000 euro fino a 50.000 euro33%
    Oltre 50.000 euro43%


    Il legislatore ha comunque aggiunto una seconda norma tesa a “sterilizzare il beneficio fiscale” (derivante cioè dall’abbassamento dell’aliquota mediana) “per i percettori di un reddito complessivo superiore a 200.000 euro”. Secondo infatti il meccanismo “a catena” degli scaglioni Irpef – che in pratica non limita l’effetto di una certa aliquota al suo scaglione specifico, ma al contrario trascina quell’effetto anche negli scaglioni superiori –, il passaggio dal 35 al 33 per cento per i redditi fra 28.001 e 50.000 euro, comporterà automaticamente un maggiore risparmio anche per i percettori di redditi superiori a 50.000 euro che vanno a collocarsi nel terzo scaglione.


    Per “controbilanciare”, quindi, questo maggiore risparmio fiscale destinato ai più abbienti, cosa che invece non tocca i redditi più bassi fino a 28.000 euro per i quali di fatto non cambia nulla, il legislatore ha stabilito che “per i titolari di un reddito complessivo superiore a 200.000 euro l’ammontare della detrazione dall’imposta lorda è diminuito di un importo pari a 440 euro in relazione ai seguenti importi:

    • gli oneri la cui detraibilità è fissata nella misura del 19 per cento dal presente testo unico o da qualsiasi altra disposizione fiscale, fatta eccezione per le spese sanitarie;
    • le erogazioni liberali in favore dei partiti politici;
    • i premi di assicurazione per rischio eventi calamitosi”.
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    Una famiglia deve avere una casa dove abitare, una fabbrica dove lavorare, una scuola dove crescere i figli, un ospedale dove curarsi e una chiesa dove pregare il proprio Dio

    Giorgio La Pira