Diritto di Cittadinanza
Venerdì 09 Settembre 2011 08:40
L'Italia sono anch'io: Italiani di fatto, non di diritto
Ogni cittadino italiano porta, sulle proprie spalle, circa 30 mila euro di debito pubblico. Chissà se gli stranieri che richiedono la cittadinanza qui da noi lo sanno… e cosa ne pensano…
Loro, che con iter burocratici infiniti, in contesti tutt’altro che facilitanti, chiedono di far parte a pieno titolo dello stato italiano; che lavorano in Italia, pagano le tasse per anni, contribuiscono a reggere il nostro sistema di welfare; che investono sul futuro dei loro figli qui, li fanno nascere, li mandano a scuola dove imparano la lingua, la storia, la cultura italiana.
Loro, gli stranieri. A cui concedere la cittadinanza non è solo un dovere etico, un atto di giustizia nei confronti di minori che si sentono e sono in tutto e per tutto italiani, un debito di riconoscenza nei confronti delle loro famiglie che contribuiscono a portare avanti la nostra economia e il nostro welfare. E’ soprattutto una grande opportunità, un’iniezione di fiducia e di speranza nei confronti dell’Italia che invecchia, e un gesto di ragionevolezza politica perché l’integrazione è l’unica via per garantire la sicurezza, la convivenza ordinata e pacifica.
Ecco il senso della Campagna nazionale “L’Italia sono anch’io” che le Acli con numerose altre organizzazioni intendono promuovere nei prossimi mesi. Per tutte le specifiche sulla campagna www.litaliasonoanchio.it
Di fatto, sono in aumentano le domande di cittadinanza di immigrati stranieri, nonostante la complessa burocrazia, gli intoppi, le lungaggini di vario genere. I dati parlano di una crescita costante - nel 2009 sono state 59.369 le acquisizioni di cittadinanza (nel triennio 2007-2009 erano state 137.000) – offrendoci così un quadro aggiornato che racconta la loro progressiva stabilizzazione nel nostro paese, la concentrazione nelle fasce d’età più giovani e dunque nella componente della popolazione attiva, la crescita del numero dei figli che nascono o comunque risiedono in Italia sin dalla tenera età.
Si tratta di persone che vivono, studiano, lavorano nelle nostre città, contribuiscono allo sviluppo economico e sociale del nostro paese ma non hanno il diritto di partecipare alle decisioni che le riguardano: sono infatti ancora prive del diritto di voto amministrativo.
Al 1° gennaio 2010 i cittadini stranieri residenti nati in Italia sono ormai 572.720, il 13,5% del totale dei residenti stranieri. Molti di loro non hanno mai conosciuto il paese di origine dei genitori; hanno forme e stili di vita del tutto simili ai coetanei italiani, sono a tutti gli effetti parte integrante della società italiana, ma non hanno acquisito la cittadinanza italiana alla nascita perché la legge italiana non lo prevede. Certo, la possono ottenere da maggiorenni, se sono nati qui.
Davanti a queste considerazioni, si scorge all’orizzonte una sfida, per tutti noi: mentre loro, gli stranieri, con la domanda di cittadinanza, esplicitano chiaramente il desiderio di diventare italiani, condividere i diritti e assumersi i doveri che questo comporta, gli italiani smarriscono, ogni giorno un po’ di più, i legami di appartenenza con questo paese che li ha illusi, delusi, mollati. Partecipano sempre meno alla vita civica, si disinteressano del bene comune, decidono di non pagare le tasse.
Chissà che non ci aiuteranno loro, a diventare noi più italiani…









