Manovra estiva 2011 - 3/politica fiscale
Mercoledì 03 Agosto 2011 11:21
MANOVRA ESTIVA 2011: 3/LA POLITICA FISCALE
Novità anche in materia di detrazioni e deduzioni fiscali. Emerge un quadro sempre più preoccupante. I conti a tutti i costi.
Il governo, e in particolare il ministro Tremonti, con la manovra di stabilizzazione ha cercato mettere in ordine i conti dello stato. A fronte della minaccia della speculazione dei mercati, sempre più convinti della difficoltà italiana a ripagare il grande debito pubblico, si è provveduto ad una votazione estremamente veloce seguita ad un dibattito quasi inesistente. Nella manovra di settembre hanno fatto ricorso al voto di fiducia, al fine di permettere un iter veloce e senza sorprese. Dopo mesi a ripeterci che la crisi stava finendo e che avevamo retto meglio degli altri, ci siamo d’improvviso trovati così deboli da accettare dei tagli sulla spesa previdenziale e fiscale non molto ragionati.
Alcuni aspetti, quelli previdenziali, sono di poco conto sull’immediato, come la limitazione dell’adeguamento all’Itat che riguarda pochi pensionati e per pochi euro all’anno, ma di grosso impatto sociale per il futuro. L’innalzamento dell’età di pensionamento per le donne è oggi molto impopolare e si presterà, nel prossimo futuro in clima di emergenza, a probabili interventi di anticipazione.
Gli effetti economici di questi interventi si vedranno però nel prossimo futuro e soprattutto sulle pensioni di vecchiaia che vengono rimandate.
Quello che invece ha da subito un grosso impatto è la politica fiscale sulle deduzioni/detrazioni fiscali. Questi sconti sulle tasse valevano per il 2010 circa 160 miliardi di euro. Il taglio lineare del 5% per il 2013 dovrebbe comportare un aumento delle entrate fiscali attorno agli 8 miliardi di euro. La manovra tratta di brutale aritmetica non di finanza. E non tiene conto né degli effetti sociali né di quelli depressivi sull’economia di questo risparmio dello stato. La riduzione dello sconto fiscale, come dicevamo, è lineare: non va ad investigare su quali detrazioni fossero più meritevoli e quali più voluttuarie: mette sullo stesso piano persone in carico fiscale e spese per animali domestici, spese per medicinali e ristrutturazione di immobili. Il lavoratore dipendente perde detrazioni per 66 euro di media, il coniuge a carico per circa 35 euro, il genitore con figlio a carico per circa 40 euro.
Ma è solo l’inizio: per il 2014 questa macelleria fiscale quadruplica e il taglio diventerà del 20%. L’aumento delle tasse potrebbe così essere di 32 miliardi di euro all’anno.
La tassazione indiretta viene aumentata con l’incremento dell’aliquota iva al 21% con ulteriori effetti depressivi sul consumo e sul risparmio delle famiglie.
Altro fronte su cui si è intervenuti è quello del risparmio. I contributi, la casa, e quindi i mutui, avranno lo stesso trattamento delle altre detrazioni. Il piccolo capitale investito in titoli vede aumentare i costi fissi in modo non proporzionale rispetto ai grossi capitali.
Il principio che si debba risparmiare tutti su una spesa pubblica eccessiva è corretto. Quello che sorprende è che si cerchi di riequilibrare entrate e uscite andando a colpire, quasi esclusivamente, il lavoro dipendente, i pensionati e il piccolo risparmio.
Il significato di questa manovra sta tutto nei numeri: sono più importanti i miliardi che si vanno a tagliare di ciò che si toglie e a chi lo si fa. La dimostrazione sta nella legge stessa che afferma, per quel che vale, che tali riduzioni non si applicheranno se, entro il 30 settembre 2013, si adotteranno riforme fiscali e previdenziali per il riordino della spesa sociale. In altre parole: se risparmieremo sui servizi, che vanno soprattutto alle fasce più deboli, allora pagheremmo un po’ meno tasse. I conti devono tornare, costi quel che costi.
Loris Montagner
Direttore Patronato Acli Treviso










