Menu

La "lobby dei poveri" contro la precarietà sociale e lavorativaIn evidenza

La "lobby dei poveri" contro la precarietà sociale e lavorativa

Nasce il coordinamento dell'Alleanza contro la povertà in Veneto. Il primo giugno hanno sottoscritto il protocollo nella sede – non solo simbolica – della mensa della San Vincenzo de' Paoli a Mestre.

Sono 16 le organizzazioni del territorio che in questi mesi hanno dato vita all'Alleanza contro la povertà nella nostra regione, definendosi la "lobby dei poveri" e per il loro atto di nascita non hanno scelto sedi istituzionali né uffici sindacali, ma la mensa dei poveri di Ca' Letizia nel cuore di Mestre.

"Nata a livello nazionale nel 2013 ha contribuito fattivamente alla costruzione di adeguate politiche pubbliche per prevenire e contrastare il fenomeno nel nostro paese", ha spiegato Cristian Rosteghin, vicepresidente regionale Acli e portavoce del tavolo veneto. "Qui in Veneto non intendiamo solo dar vita a luoghi ed occasioni di confronto tra le associazioni e di favorire una sensibilizzazione dell'opinione pubblica, ma intendiamo anche confrontarci con le forze politiche e le istituzioni locali per sollecitare scelte di policy ed interventi coordinati ed integrati a sostegno dell'inclusione sociale".

Anche nella nostra regione infatti, che pur segna una ripresa da un punto di vista economico, si registra un preoccupante aumento del fenomeno della povertà che investe diversi strati della popolazione, soprattutto minori, famiglie con un solo adulto occupato, giovani senza lavoro e senza futuro, persone in condizione di grave marginalità. I numeri – che comunque poi vanno analizzati – dicono che gli indici di disuguaglianza sociale, di povertà e di esclusione sociale arrivano a coinvolgere un abitante su 6, pari a 800 mila persone con un reddito inferiore alla cosidetta "minima sociale", circa 350 mila famiglie

"Nonostante l'acuirsi ed il differenziarsi dei bisogni, le risposte hanno continuato per anni ad essere le medesime" ha proseguito Rosteghin: "Un insieme di misure locali (contributi a copertura di affitti e utenze, piccoli contributi per esigenze specifiche, ecc.) e misure nazionali caratterizzate dall'assenza di una misura universalistica di tutela di base per le famiglie in condizione di deprivazione economica e per la presenza di una serie interventi frammentati, di natura assistenziale e tamponatoria".

"Con il decreto legislativo n. 147 del 15 settembre 2017 che ha reso attuativo il Reddito di inclusione finalmente anche l'Italia si e dotata di una misura strutturale rivolta ai poveri", ha sottolineato Andrea Citron, presidente regionale Acli. "Si tratta di un risultato indubbiamente molto rilevante per il nostro Paese, fanalino di coda d'Europa rispetto all'introduzione di un reddito minimo nazionale". 

Come noto, siamo però di fronte ad un primo tassello di una misura universalistica a beneficio di tutti i poveri assoluti, perchè le risorse stanziate consentiranno solo "ai più poveri tra i poveri" di beneficiare di questo sostegno ed il contributo economico alle famiglie risulta decisamente modesto. 

Ma occorre vedere il bicchiere mezzo pieno. Innanzitutto la povertà è entrata a pieno titolo nell'agenda politica e l'accelerazione data negli ultimi due anni all'evoluzione normativa che la riguarda non ha precedenti nel nostro Paese. Soprattutto, anche grazie alle risorse messe a disposizione dai Fondi Strutturali, che per la prima volta con la Programmazione 2014-2020 intervengono a favore delle politiche di inclusione sociale, e stato possibile impostare una strategia di sviluppo dei sistemi di welfare territoriale, a supporto delle misure di sostegno.

Il fabbisogno finanziario necessario per l'estensione a tutto il territorio nazionale di una misura "più generosa" a beneficio di tutti i poveri assoluti si aggirerebbe intorno ai 7/8 miliardi di euro, secondo varie stime, quindi pari ad oltre 3 volte le risorse attualmente stanziate.

Ora la vera sfida sarà nella messa in opera, tenendo conto dei differenti contesti territoriali in cui la misura è calata e avendo ben presente che una politica cosi complessa, che risponde a bisogni multiformi ed ingaggia attori diversi a diversi livelli istituzionali, richiederà tempi lunghi per la sua implementazione e per generare i cambiamenti culturali e di governance necessari.

La strada è stata ormai tracciata e il cantiere aperto.

Aderiscono al tavolo regionale dell'Alleanza contro la povertà:

Anci Veneto, Associazione Banco Alimentare del Veneto onlus, Azione cattolica delegazione veneta, Caritas delegazione Veneta, Cgil Veneto, Cisl Veneto, Uil Veneto, CNCA, Confcooperative - Federsolidarietà Veneto, Federazione nazionale società di San Vincenzo de' Paoli – Coordinamento interregionale Veneto-Trentino, Federazione italiana organismi persone senza dimora, Forum regionale del terzo settore, Save the children, Umanità nuova – Movimento dei Focolari.

Torna in alto
Una famiglia deve avere una casa dove abitare, una fabbrica dove lavorare, una scuola dove crescere i figli, un ospedale dove curarsi e una chiesa dove pregare il proprio Dio

Giorgio La Pira