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Il circolo Quartier del Piave a Venezia, sulle tracce dei Foresti

Il circolo Quartier del Piave a Venezia, sulle tracce dei Foresti

Sulle tracce degli albanesi, armeni, dalmati e greci della Serenissima. Il circolo Acli del Quartier del Piave, domenica 8 ottobre, ha organizzato una visita culturale alla scoperta di alcune importanti comunità che in passato si sono insediate a Venezia. La presenza del "foresto" è un problema con il quale la nostra società si confronta quotidianamente, quasi sempre ponendolo in termini di conflittualità e di contrapposizione. Il problema della convivenza con lo straniero è sempre stato una costante nella storia dei centri urbani.

Anche Venezia dovette confrontarsi continuamente con la necessità di assorbire dall'esterno manodopera qualificata e meno qualificata per alimentare le sue strutture commerciali e manifatturiere. Vide crescere al suo interno importanti comunità di stranieri come i greci, i dalmati, gli albanesi, gli armeni, i tedeschi, i turchi, gli ebrei, e così via. Le differenze culturali e religiose furono motivo di scontri, si pensi a quelle con i turchi o con i tedeschi dopo la Riforma luterana, ma non rappresentarono mai degli ostacoli insuperabili al mantenimento di relazioni stabili di collaborazione economica, cosicché la presenza degli stranieri costituì una ricchezza e un patrimonio da incrementare piuttosto che un pericolo da combattere.

Luisa Cigagna ha accompagnato i partecipanti in questo itinerario, che ha toccato la Scuola del Dalmati (imperdibile al suo interno il ciclo pittorico del Carpaccio), la chiesa Ortodossa di San Giorgio dei Greci, la chiesa di Santa Croce degli Armeni e il collegio Armeno a Palazzo Zenobio, la Scuola degli Albanesi e le numerose tracce toponomastiche o iconografiche lasciate dalle varie presenze straniere. È stato interessante il confronto tra passato e presente, grazie anche alle spiegazioni delle guide presso la scuola dei Dalmati e la chiesa degli Armeni, che hanno permesso di capire meglio il contributo che queste genti hanno dato allo sviluppo e alla storia della Serenissima.

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Una famiglia deve avere una casa dove abitare, una fabbrica dove lavorare, una scuola dove crescere i figli, un ospedale dove curarsi e una chiesa dove pregare il proprio Dio

Giorgio La Pira