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Cordignano: Il nostro paese e l'immigrazione. Incontro con Renzo Guolo il 7 maggio

Cordignano: Il nostro paese e l'immigrazione. Incontro con Renzo Guolo il 7 maggio

Il nostro paese e l’immigrazione: identità, paure, tensioni.
Siamo terra di Jihad? Come abitare insieme, culture diverse? Cosa previene il radicalismo?

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Incontro pubblico con Renzo Guolo, docente di sociologia dei processi migratori all’Università di Padova.
7 maggio 2015 ore 20.30 Teatro di Cordignano

“Un monumentale lavoro collettivo va intrapreso per l’integrazione fattiva e il dialogo tra popoli e culture In questo secolo appena iniziato si mescolano la globalizzazione, il Mediterraneo e le nuove cittadinanze, ponendo una ineludibile domanda: come vivere insieme?”.

Il convegno si propone di riflettere sul tema dell’immigrazione di seconda generazione, collegata alle questioni dell’identità e dell’integrazione, dell’islam, delle condizioni e delle ragioni che favoriscono la diffusione del radicalismo, del rapporto tra le culture e - ovviamente considerati gli ultimi fatti internazionali - di violenza e terrorismo.

Si inserisce a conclusione del progetto “Identità e conflitto” che le Acli provinciali di Treviso stanno realizzando con l’istituto comprensivo di Cordignano e che prevede un bando di concorso per gli studenti e alcuni interventi nelle classi.

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L'integrazione culturale non è un optional, non è una delle scelte possibili. Piuttosto è l'unica via da percorrere per il futuro delle nostre società.

Lo ha ribadito chiaramente il prof. Renzo Guolo, docente di sociologia dei processi migratori all'Università di Padova, intervenendo al recente convegno a Cordignano sul tema: “Il nostro paese e l'immigrazione. Identità, paura, tensioni” in cui ha ripercorso i diversi modelli di integrazioni promossi in Europa e commentato le posizioni e le prospettive italiane. A partire dalla scuola, considerata un elemento chiava nella dinamica della costruzione di una società plurale, e davvero ancora troppo poco valorizzata e supportata.

IL RUOLO DELL'EUROPA

“Siamo stati investiti, a partire dagli anni Novanta, da importanti flussi migratori che sono diventati una presenza strutturale, stabile”, motivo per cui non ha senso rivendicare l'idea di una perenne emergenza e di una Europa fortezza. “L'Unione, invece di mantenere un così scarso interesse nei processi migratori, dovrebbe farsi carico della revisione del trattato di Dublino per non lasciare sola l'Italia e perchè la solidarietà va divisa fra tutti i paesi membri”. Finchè comunque l'Europa sarà composta da stati nazione non sarà mai possibile produrre politiche comunitarie.

E così anche le questioni collegate all'integrazione delle culture dei migranti resta un affare dei singoli paesi che approcciano il problema in percorsi e prospettive anche molto diverse.

“Francia, Germani a Gran Bretagna, pur producendo modelli molto diversi sono partiti dalla stessa idea inclusiva della convivenza per evitare lo sviluppo di conflitti xenofobi” ha spiegato Guolo.

PER PRIMA LA LAICITA'...

La Francia ha scelto una strategia assimilazionista: chiede ciò agli immigrati di rinunciare ai particolarismi nella sfera pubblica, in cambio di una facile concessione della cittadinanza – che dunque non è di ius sanguinis ma di ius soli. La scuola, in questa prospettiva, è il luogo dell'integrazione. “In buona sostanza la Francia ritiene che la laicità è assoluta e dunque non sono possibili segni religiosi ostentatori e che vi deve essere una netta divisione tra religione e stato”. Il vantaggio di questo modello è che pur chiedendo la rinuncia alla propria identità, concede la cittadinanza facilmente. “Il problema però è che si tratta di un sistema che favorisce il senso di autoesclusione culturale Non a casa è francese il fenomeno delle banlieu dove si concentra la popolazione che vive in condizioni svantaggiate e, nella segregazione, aumentano forme di fanatismo, disperazione, rivolta. La segregazione urbana – ha commentato Guolo – diventa anche sociale se non ci sono serie politiche di sostegno per l'esercizio dei diritti sociali. E per fare questo serve spesa pubblica intelligente”.

LA LIBERTA'...

La Gran Bretagna invece ritiene che l'identità si forma nei gruppi e che la libertà di una comunità religiosa è un bene superiore. “In altre parole l'identità si fonda nella libertà del gruppo di appartenenza”. Anche qui vige lo ius soli: tutti sono liberi di coltivare la propria identità religiosa perchè questo garantisce la pace civile e la libertà politica. Qual'è il rischio? “Diventa difficile stabilire il terreno comune; spesso le comunità diventano come rette parallele che non si incontrano mai; nessuno è invogliato ad interagire con gli altri. Gli stessi insegnanti vivono dentro le rispettive comunità e non sono aperti all'esterno”.

O LA RESIDENZA.

Infine la Germania che ha integrato nella società gli stranieri, turchi in primis, condividendo scuole, lavoro... La legge sulla cittadinanza del 2000 stabilisce che diventa cittadino tedesco chi vive in Germania da otto anni e questa acquisizione è un automatismo, non come in Italia dove la concessione è comunque discrezionale. “Il multiculturalismo lì è a macchia di leopardo – ha commentato ancora Guolo”.

E L'ITALIA?

Il nostro Paese non ha un modello di integrazione, perchè un modello – per essere tale – deve avere: un discorso pubblico; la cittadinanza basata sullo ius soli; l'indicazione di ciò che è ammissibile rispetto a ciò che non lo è. “I motivi di questa mancanza sono sostanzialmente due: l'insofferenza verso le regole, tale per cui si ritiene che l'integrazione avvenga comunque nella società anche senza creare dei vincoli; una politica in parte ostile al modello di integrazione culturale che presuppone l'inclusione”.

LA SCUOLA SNODO CRUCIALE

Riconoscere poi alla scuola il ruolo fondamentale in questo processo è essenziale; per questo  dovrebbe essere in grado di produrre conoscenza dell'identità culturale e religiosa di tutti i componenti della popolazione italiana. “Un luogo, insomma, in cui si coltiva la conoscenza reciproca, dove si vada oltre i pregiudizi” primo fra tutti che islam=terrorismo. “I musulmani sono circa 1 miliardo e mezzo nel mondo; nel 2050 saranno la religione maggioritaria. Se fosse vera quell'eguaglianza... Piuttosto l'islam sta facendo i conti con una corrente politica estremista radicale che usa la religione come repertorio simbolico funzionale ad un progetto politico”.

In questi scenari come fa la scuola italiana, dunque, ad essere ancora così italocentrica? “Dovremo parlare di più di storia contemporanea, di antropologia culturale, di complessità del mondo... mettendo al centro il valore della conoscenza, e della conoscenza comune”. Inserire le dimensioni di storia e identità reciproca aiuta a prendere consapevolezza che inevitabilmente ci troviamo davanti a realtà culturali plurali. Lo stesso islam non è monolitico.

“E tutto questo – ha concluso Guolo – sapendo che le culture sono molto resistenti, che l'integrazione culturale è complessa ma è anche l'unica via, dove contano le relazioni e la conoscenza, oltre gli stereotipi. Del resto, il pluralismo vale per tutti in questo mondo globalizzato che porta a produrre nuove culture”.

 

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Giorgio La Pira