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"Ecco perchè credo nelle primarie del PD"

"Ecco perchè credo nelle primarie del PD"

Di tagli al Fondo Patronati ma anche della sua scelta di insistere sulle primarie e di alcune priorità per il Veneto.
Abbiamo rivolto tre domande alla senatrice Simonetta Rubinato a cui va, senza dubbio, il merito di aver aperto il confronto sulla modalità con cui anche in Veneto il Pd è chiamato a decidere il candidato alle prossime elezioni regionali.
“I temi su cui voglio confrontarmi saranno: il riconoscimento al Veneto di regione autonoma, la lotta serrata alla corruzione, una sanità che sia a misura dei bisogni di cura, un welfare in grado di rigenerare le risorse disponibili, un piano strategico per realizzare una smart land inclusiva e competitiva, la prioritaria messa in sicurezza del territorio, la programmazione delle infrastrutture”.

1. Nella legge di stabilità è previsto il taglio del Fondo Patronati, con evidenti ripercussioni non solo sui lavoratori ma soprattutto sulla cittadinanza. Verrebbe messo in crisi l’unico sistema di welfare gratuito a favore di disoccupati, pensionati, lavoratori, cittadini stranieri. In queste ore si sta lavorando per emendare la norma. Lei cosa ne pensa?

Insieme ad altri 140 parlamentari del Pd ho sottoscritto un emendamento per evitare il taglio del Fondo patronati. Condivido infatti le preoccupazioni espresse anche dalle Acli sul fatto che la riduzione prevista è di tale entità da mettere a rischio quello che è un front office indispensabile per garantire servizi fondamentali gratuiti a tutti i cittadini, in particolar modo le fasce più deboli. Ne ho parlato anche con il sottosegretario Luigi Bobba che mi ha assicurato che il ministro Poletti sta lavorando a una proposta di dimezzamento del taglio (per recuperare almeno 70-80 milioni di euro per il 2015) e insieme di riorganizzazione dei soggetti che svolgono il servizio di patronato, salvaguardando i principali (come i patronati dei sindacati e delle Acli), aprendo alla possibilità di convenzionare quest’ultimi con l’Inps per garantire i servizi ai cittadini e infine stabilendo alcune circoscritte prestazioni a remunerazione, aggiuntive rispetto agli attuali servizi gratuiti (come ad esempio l’assistenza in un eventuale contenzioso con l’Amministrazione). 

2. La sua scelta di insistere sulle primarie e di volere un confronto all’interno del Pd in questi mesi ha provocato non poche critiche e si scontra ora con diversi ostacoli, se non proprio opposizioni. Da dove nasce la decisione di volerle, le primarie, e di prenderne parte? Non c’è un “rischio flop”? Come vorrebbe venissero interpretate dai cittadini veneti?

Sono convinta che non bisogna avere paura del confronto democratico e di dare la parola agli iscritti e ai cittadini. E come me la pensano tanti iscritti ed elettori. Per questo ci siamo battuti tenacemente per ottenere le primarie per favorire la partecipazione e scongiurare il rischio che, come è accaduto negli ultimi 15 anni con esiti negativi, ancora una volta il candidato fosse calato dall’alto, magari poi lasciando il consiglio regionale in caso di sconfitta. Le primarie non sono divisive, sono democratiche: non si deve avere paura della competizione tra idee, ma dell'unanimismo e della stagnazione. Sono certa che tanti cittadini hanno voglia di partecipare e di dare un contributo per cambiare il Veneto, soprattutto dopo quanto emerso dalle indagini della Magistratura sul ventennio di governo del CentroDestra. Certo, le regole decise dalla direzione PD sono assai impervie per un candidato outsider come la sottoscritta, ma tanti volontari ci stanno dando una mano con entusiasmo e già questo è un risultato straordinario.

3. Radicamento sul territorio, autonomia, smart land, sicurezza idrogeolica, infrastrutture : sono già diversi i temi su cui ha aperto il confronto, non solo in vista delle primarie ma anche per costruire un programma di governo della regione. Ci mette a fuoco in particolare welfare e sanità?

Un progetto politico per il Veneto deve avere lo sguardo alto e lungo. Non può prescindere dalla consapevolezza che le risorse della finanza pubblica sono sempre più esigue e che i bisogni dei cittadini sono profondamente mutati sia per l’invecchiamento della popolazione sia per effetto della crisi economica. Bisogna saper fare di necessità virtù, utilizzando le straordinarie competenze e risorse, anche della sussidiarietà, che abitano il nostro territorio, che a suo tempo ha creato una integrazione socio-sanitaria che è stata un modello anticipatore per tutta Italia. Anche dalla crisi si può trarre una lezione positiva. Rivedendo il modello di welfare affinché sia in grado di rigenerare le risorse disponibili, responsabilizzando le persone che ricevono aiuto a beneficio dell’intera collettività. Su questo il progetto di welfare generativo elaborato dalla Fondazione Zancan è un nuovo approccio strategico da mettere in atto.

Per quanto riguarda la sanità, la gestione del sistema va indirizzata alla riduzione non dei costi ma degli sprechi, puntando a garantire agli utenti prestazioni di maggiore qualità. Solo in questa ottica ha senso parlare di riorganizzazione delle Asl e dei presidi ospedalieri, ma anche di integrazione socio-sanitaria e di presidi di medicina territoriale h24 per dare un servizio adeguato sul territorio.

Per questo serve una dirigenza di eccellenza, selezionata secondo criteri di merito, che non si limiti a fare il “ragioniere”, ma che sia misurata sulla qualità delle prestazioni a favore dei cittadini. E’ arrivato il momento di rimettere in campo una sanità pubblica che sia a misura dei bisogni di cura delle persone e non di chi ne trae una rendita personale o degli interessi di chi realizza progetti di finanza.

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Una famiglia deve avere una casa dove abitare, una fabbrica dove lavorare, una scuola dove crescere i figli, un ospedale dove curarsi e una chiesa dove pregare il proprio Dio

Giorgio La Pira