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Passa anche dal Terzo Settore la via di rilancio del Paese

Il Terzo Settore può davvero rappresentare un volàno di sviluppo.Il Terzo Settore può davvero rappresentare un volàno di sviluppo.

Partecipazione, trasparenza, semplificazione. Ma anche vero riconoscimento, investimenti e promozione tra i principi riconosciuti dal Disegno di legge delega presentato lo scorso agosto dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti e dal sottosegretario Luigi Bobba.

Dopo un percorso di confronto con oltre un migliaio di realtà del territorio, il documento di riforma del Terzo Settore è arrivato questa estate in parlamento per la discussione e l’approvazione; poi, tornerà al Governo per i decreti specifici che si proporranno di mettere ordine sulla materia con l’obiettivo di promuovere questo mondo sempre più strategico per il futuro. Ne parliamo con Stefano Tassinari, vicepresidente delle Acli nazionali con delega all’economia, al lavoro e al Terzo Settore.

Con quali obiettivi nasce questo progetto di riforma?
Per promuovere il Terzo Settore e per semplificarne, riordinarne e innovarne le norme, il Governo con un disegno di legge chiede al Parlamento la delega perintervenire entro un anno con appositi decreti.
I 7 articoli si concentrano sulla revisione delle parti sul Terzo Settore contenute nel codice civile, sul riordino e il coordinamento delle disposizioni vigenti in un testo unico e sulla revisione delle discipline che riguardano l’impresa sociale e il servizio civile. Non basta, dunque, essere solo no profit perchè il Terzo Settore va ancorato agli articoli 2, 3, 18, 118 della Costituzione: solidarietà, pari dignità ed eguaglianza, libertà di associazione, sussidiarietà.

Quali sono gli elementi sostanziali della legge delega?
Il ddl propone alcune linee, tra le quali: la trasparenza dell’operato; la definizione di obblighi di controllo differenziati a seconda delle dimensioni e dell’impiego di risorse pubbliche; la semplificazione del riconoscimento della personalità giuridica; la definizione di un registro unico; la valorizzazione degli enti di Terzo Settore nella programmazione e nell’organizzazione delle politiche sociali, culturali, ambientali; la promozione di processi aggregativi e la valorizzazione delle reti di secondo livello; l’armonizzazione delle discipline su volontariato e promozione sociale; la revisione del sistema dei centri servizi per il volontariato e degli osservatori nazionali; la razionalizzazione delle forme di incentivo alla donazione e delle forme di regime fiscale semplificato; la riforma del 5x1000 con relativa accelerazione delle erogazioni; l’introduzione di titoli di solidarietà e di altre forme di finanza sociale; la promozione dell’assegnazione di immobili pubblici inutilizzati e dei beni confiscati; la previsione per le imprese sociali di misure per raccogliere capitali di rischio, investimenti, e di un fondo rotativo (unica misura finanziata: 50 milioni).

Un intervento importante arriva per le cooperative sociali…
L’art. 4 punta ad alcune innovazioni nell’ampliare l’attività di impresa sociale prevedendo tra l’altro: l’attribuzione del di diritto della qualifica di impresa sociale alla cooperazione sociale; l’uso solo prioritario degli utili a obiettivi sociali; il coinvolgimento di utenti e dipendenti; la revisione dell’attribuzione facoltativa della qualifica di impresa sociale; l’ampliamento dei settori di attività e la razionalizzazione delle categorie di soggetti svantaggiati; la previsione di forme limitate di remunerazione del capitale e di ripartizione degli utili; la possibilità, limitata a ruoli non di direzione, che amministrazioni pubbliche e imprese private entrino negli organi di amministrazione.

… e per il servizio civile, almeno negli intenti!
La parte sul Servizio Civile (art. 5) mira a farlo diventare universale rimodulando i tempi e l’organizzazione, prevedendo una programmazione triennale, auspicando anche una parziale esperienza all’estero o in progetti di cooperazione allo sviluppo.

Soddisfazione complessiva sul ddl è stata espressa dal Forum. Quali sono gli aspetti positivi?
Ce ne sono diversi: l’intenzione di riordinare, semplificare, innovare e promuovere; l’apertura ad un generale migliore approfondimento e riconoscimento del ruolo del Terzo Settore; la trasparenza e una definizione di forme di controllo mirate e proporzionate. E’ positiva anche la prospettiva di rilancio dell’impresa sociale, oggi rimasta al palo, e la scelta di porre l’obiettivo di un servizio civile universale.

Ci sono comunque delle perplessità, su servizio civile e stabilizzazione del 5x1000. In cosa consistono?
Mancano le risorse per questi due ambiti di intervento, che sono rimandate alla legge di stabilità. Ma voglio qui sottolineare anche altri due aspetti: occorre fare molto per semplificare la vita a chi fa Terzo Settore, partendo dal considerare “associazionismo e volontariato di fatto” molte esperienze informali, senza che si debba fare uno statuto e varie burocrazie, per esempio, per organizzare un comitato di genitori della scuola o per fare le pulizie della chiesa, e arrivando a forme semplificate di rendicontazione e di altre procedure per le attività delle organizzazioni di base.
Inoltre sull’imprese sociali vorremmo che, laddove il testo recita "prioritariamente i propri utili per il conseguimento di obiettivi sociali" fosse eliminato "prioritariamente" e che la possibilità di remunerare il capitale e di ripartire gli utili prevedesse una aggiunta del tipo "comunque in coerenza con gli scopi non lucrativi dell'impresa sociale". L’esperienza di impresa sociale deve rimanere propria del Terzo Settore.

Il terzo settore diventerà, anche con questo ddl, sempre più strategico per il futuro? In che modo?
Il Terzo Settore è chiamato a una riflessione su se stesso. Nella crisi possiamo essere una stampella di un welfare in ritirata lasciando spazio a un welfare degli affari, oppure rilanciare quella partecipazione e quel senso di comunità che oggi manca, proponendo una economia che cerca innanzitutto la propria efficienza nella crescita della società tutta, e non nel suo sfruttamento.
Rilancio e rifinanziamento delle politiche sociali (compreso la definizione di un reddito di inclusione attiva contro la povertà assoluta), cultura, scuola, patto per la salute… rappresentano altre sfide determinanti. Il punto sarà immaginarsi meno fornitori e più animatori e promotori di uno sviluppo orientato al bene comune, alla organizzazione dei diritti, alla socialità, intesa come quel coinvolgimento attivo di tutti i cittadini che oggi manca.

 

LUIGI BOBBA: NON DI SOLO PIL VIVE UNA SOCIETA’
IL TERZO SETTORE E’ STRATEGICO PER L’ITALIA

Un motore di partecipazione e auto organizzazione dei cittadini che conduce ad un welfare partecipativo e inclusivo nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà”. Con queste parole Luigi Bobba sottosegretario al Ministero del Lavoro, già presidente nazionale Acli, definisce la riforma del Terzo Settore che ha curato fin nei minimi dettagli.

“Questa riforma costituisce un elemento di forte discontinuità e novità rispetto ai governi precedenti innanzitutto perché siamo intervenuti non in modo settoriale ma a 360° con ricadute che spaziano dalla dimensione civilistica a quella fiscale, dalle leggi di settore a elementi di forte innovazione come la normativa per l’impresa sociale o quella sul servizio civile”. In linea, del resto, con il fatto di considerare il “Terzo Settore” in realtà “Primo Settore”, tutt’altro che marginale e capace di concorrere alla rinascita, al rilancio, alla riqualificazione del nostro paese, di creare nuova occupazione e di generare economia sociale.

“La legge delega – prosegue Bobba - si fonda su alcune parole-chiave: semplificazione, trasparenza, riordino e innovazione. Tra tutti voglio ricordare due interventi previsti: la revisione del Codice civile per la parte che riguarda tutti i soggetti del Terzo Settore: associazioni, fondazioni e altre soggetti di tipo privato che operano senza scopo di lucro ma che svolgono attività di utilità sociale. E ancora, l’intervento di razionalizzazione e riorganizzazione dello strumento  del 5 per mille – che, più dei due terzi dei contribuenti utilizzano in occasione della dichiarazione dei redditi - la promozione e lo sviluppo dell’impresa sociale e l’istituzione di un servizio civile universale finalizzato alla difesa non armata”. E nella delega vi sarà un primo finanziamento per il Fondo per lo sviluppo delle imprese sociali; per la rimozione del tetto del cinque per mille e per il servizio civile invece si prevede che la legge di stabilità disponga le necessarie risorse.

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Giorgio La Pira