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Per un Natale di accoglienza: i volti di chi ha bisogno

Per un Natale di accoglienza: i volti di chi ha bisogno

Cosa vuol dire trascorrere un Natale soli, dimenticati? Essere in fuga dalla guerra o per strada al freddo in una delle nostre città? Oppure avere sei anni e vivere senza gioia quello che per tutti gli altri è un momento di festa?

I volti di chi ha più bisogno cercano solo di incrociare uno sguardo che li accolga o un gesto di vicinanza. Gesti e sguardi che la Comunità di Sant'Egidio a Treviso cerca di vivere nel proprio quotidiano. A partire dai problemi più grandi e complessi, fino ai nostri anziani lasciati soli e ai più bisognosi senza un posto dove andare.

Solo una goccia nel mare?

Siamo famiglie che accolgono altre famiglie. Così dicono a Cornuda le persone riunite nell'associazione “Un ponte verso”, che a dicembre 2016 – per la prima volta in Veneto – hanno accolto una famiglia siriana di Idlib grazie ai corridoi umanitari coordinati dalla Comunità di Sant'Egidio.

“Questo gruppo di cittadini (una quarantina) è la prima dimostrazione dei risultati ottenuti, tanto che da 7/8 mesi stanno accogliendo una seconda famiglia siriana,” dice Valerio Delfino, responsabile dei volontari della Comunità Sant'Egidio a Treviso. “In poco tempo, soprattutto i giovani come una ragazza accolta, sono inseriti correttamente nel sistema scolastico e sociale, stanno imparando l'italiano, stanno facendo nuove conoscenze”.

Nel clima di intolleranza che sembra esasperare il dibattito pubblico, si respira un'aria diversa rispetto al Natale di due anni, quando è arrivata la prima famiglia? “In realtà si potrebbe dire che i corridoi umanitari sono uno strumento 'a prova di Lega'”, sdrammatizza Valerio Delfino: si seguono rigidi controlli e i beneficiari appartengono alle categorie più vulnerabili. Tutti i costi li sostengono le organizzazioni e sono circa 1.600 le persone giunte in Italia attraverso questi corridoi.

“È ovvio però che il tessuto sociale in generale ultimamente si stia degradando,” avverte Delfino, “c'è molta meno tolleranza e disponibilità all'accoglienza. Gli stessi profughi ne avvertono il clima, e questo non facilita le cose”. Il rischio è l'accoglienza si svolga in un ambiente sempre più ostile. O indifferente.

La nostra indifferenza si riflette nel volto di chi è solo

Da un episodio di accoglienza a storie di indifferenza. “Le case di riposo restano piene anche il 25 dicembre” ma vuote di calore e affetti: “Gli anziani nella nostra provincia sono tantissimi e soprattutto sono molto soli”, racconta Valerio Delfino. “E non ci illudiamo: guardando oggi nel volto dei nostri 'nonni', lasciati soli anche il giorno di Natale, possiamo forse guardare la nostra vecchiaia. Che di questo passo quasi certamente non si preannuncia migliore”.

Per questo la Comunità di Sant'Egidio organizza per il 25 dicembre un pranzo a Treviso, coinvolgendo i centri anziani dove fa servizio tutto l'anno. Ma non solo. I volontari stanno raccogliendo regali da donare, e la sera della Vigilia sono i più poveri ad essere invitati a cena presso il Seminario, mentre il 26 e 31 dicembre e per l'Epifania si replica tra Cendon, Conegliano e Catena di Villorba.

L'altro volto che incrociamo sulle nostre strade, spesso senza notarlo, è proprio quello dei poveri. “Molti, sì, sono stranieri”, dice Delfino, “che dopo l'ultimo Decreto Sicurezza probabilmente aumenteranno, perché molte persone fuoriuscite dal sistema dell'accoglienza rischiano di finire sulla strada. Ma ci sono ivolti dei poveri italiani: per quanto si dica che la crisi del 2008 sia ormai superata, padri separati, madri sole con figli, senza un lavoro, non hanno un posto dove andare”. Colpisce il volto dei bambini delle famiglie più disagiate, “che anche in alcuni quartieri della nostra città passeranno un Natale senza festa, senza regali, senza gioia”.

La gratuità: il dono più importante

Proprio a ridosso del Natale, il 5 dicembre, ricorre la giornata internazionale del volontariato: un dono e una risorsa che non va sprecata secondo Valerio Delfino. “Il volontariato è come una finestra che si apre alla possibilità di donarsi gratuitamente agli altri”, afferma. “Purtroppo anche il volontariato può risentire di un'atmosfera di pessimismo. Ma in occasione di questo Natale, quando la società ci chiede sempre di più di mercificare il nostro tempo, ecco che la gratuità deve essere un valore”.

Ogni associazione declina questo valore secondo le proprie caratteristiche e aspirazioni: “Per noi di Sant'Egidio significa anche amicizia, con le persone che accogliamo, ma anche tra noi volontari. Spesso anche chi è più riluttante, iniziando questa esperienza scopre la gioia del donare”.

I più giovani rappresentano però la risorsa che più rischia di essere vanificata. “I ventenni o i trentenni oggi restano 'incastrati' tra gli studi, il lavoro, mettere su famiglia: tappe imprescindibili che però rischiano di soffocare il dono per gli altri. Non sempre è facile, ma è importante, con le giuste e dovute proporzioni ad ogni età, vivere questa gratuità”. Per gli altri a cui ci doniamo, e per se stessi.

Foto: pagina Facebook Comunità di Sant'Egidio Treviso

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Una famiglia deve avere una casa dove abitare, una fabbrica dove lavorare, una scuola dove crescere i figli, un ospedale dove curarsi e una chiesa dove pregare il proprio Dio

Giorgio La Pira