Convegno: Chiamati al LAVORO
Giovedì 03 Novembre 2011 09:56
Chiamati al LAVORO
25 novembre 2011, ore 20.30
Auditorium Biblioteca di Montebelluna
La situazione attuale, le questioni di senso, le prospettive.
Programma:
Proiezione del video "AL POSTO TUO, frammenti di vita al lavoro", curato dalle Acli nazionali
Introduce ANDREA CITRON, presidente Acli provinciali Treviso
Interviene MARZIO FAVERO, sindaco del Comune di Montebelluna
"GIOVANI E LAVORO: idee a confronto", video intervista di Ipsia Treviso con gli studenti dell'Istituto Tecnico Einaudi di Montebelluna
Tavola rotonda con:
Ing. GIORGIO ZANCHETTA, vicepresidente Unindustria Treviso
MAURIZIO RASERA, ricercatore Veneto Lavoro
SILVIA OLIVA, segretario alla ricerca Fondazione Nord Est
modera: DANIELE FERRAZZA, giornalista de La Tribuna di Treviso
Conclusioni a cura di MICHELE RIZZI, vicepresidente vicario Acli nazionali
Vedi la locandina
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Per il 25 novembre le Acli di Treviso hanno organizzato un convegno sul lavoro. Rispondo subito a quanti potrebbero chiedersi se c’è bisogno di una ennesima occasione di incontro per riflettere su questo tema tanto discusso e altrettanto strumentalizzato. Certo che è necessario, perché le trasformazioni in atto non hanno precedenti e il senso diffuso di impotenza, quasi di disperazione, richiedono di essere raccolti, interpretati ed accompagnati a possibili positive soluzioni.
Ma, prima ancora, perché mi pare evidente che la crisi sociale ed economica attuale sottolineino la necessità di ridare con urgenza la centralità al lavoro e, per questa via, ad un nuovo modello di società in cui il lavoro sia garante dello sviluppo, fondamento della cittadinanza e terreno di protagonismo per i giovani. Il lavoro procura l’autonomia, sostiene il futuro, aiuta a definire chi siamo e quale contributo possiamo portare nei luoghi che ogni giorno frequentiamo.
I dati sono evidentemente preoccupanti e, di fatto, gli ultimi indicatori in nostro possesso dimostrano che il leggero calo del tasso di disoccupazione non dipende da un aumento degli occupati ma di coloro che non cercano più lavoro o si ritirano, per i motivi più diversi tra cui - non ultimo - lo scoraggiamento. E’ evidente a tutti come la produzione manifatturiera si sia sviluppata soprattutto delocalizzandosi, l’economia si sia finanziarizzata, le aziende abbiano cercato, per quanto possibile, di resistere e di continuare a produrre profitto, ma la forza lavoro ha pagato le conseguenze di tutto questo.
Certo dobbiamo riconoscere al nostro territorio quantomeno l’impegno di progettare dei piani di reinserimento, come nel caso dei comuni, dei centri per l’impiego, della cooperazione sociale, o come le associazioni di categoria, con degli interventi in particolare sulla formazione e dei segnali interessanti in tema di welfare aziendale.
Tuttavia, la situazione dei giovani sempre più insicuri, dei disoccupati 40-50enni che non riescono a ricollocarsi, delle donne e degli immigrati che, di fatto hanno pagato un prezzo molto alto per questa crisi, non può che continuare a preoccuparci molto. “I non ricchi - ha scritto di recente Noam Chomsky - hanno cominciato ad essere chiamati “precariato”, espressione usata per definire tutte le persone che vivono una vita precaria alla periferia della società. Ma quella periferia è cresciuta fino a diventare una parte importante della popolazione (…) il 99%”.
In nome della coesione sociale, dello sviluppo, del futuro, l’associazione che rappresento, ritiene dunque fondamentale mettere in campo un nuovo progetto di società che consideri il lavoro come fattore di progresso umano. Un progetto che si fonda su tre pilastri: la dignità del lavoro, l’efficacia del welfare, il benessere della famiglia. E’ evidente che, su questa strada, sono imprescindibili delle riforme strutturali che richiedono senso di responsabilità da parte di tutti e che pongano alla base i principi della dignità, della sussidiarietà, della partecipazione.
In particolare l’esercizio della responsabilità deve diventare il paradigma di un cambiamento epocale nelle relazioni interne al mondo del lavoro dove l’impresa è chiamata ad assumersi una sempre maggiore responsabilità sociale in termini di crescita occupazionale e di sviluppo delle comunità locali. La responsabilità e la partecipazione devono diventare due dimensioni inscindibili per costruire una rinnovata cultura del lavoro dignitoso per tutti. In questo processo va potenziata l’offerta formativa per favorire l’inserimento lavorativo dei giovani e la riqualificazione degli adulti.
Andrea Citron
Presidente Acli Treviso






