Impresa Donna, serata conclusiva
Venerdì 14 Maggio 2010 07:17
RACCONTI DI VITA IN PAROLE E MUSICA
Un buffet etnico, una tavola rotonda e uno spettacolo di musica dall’Europa dell’Est hanno chiuso – nella serata del 22 maggio scorso – il progetto di Ipsia Treviso “Impresa donna: un nuovo modo per cooperare allo sviluppo”, realizzato in rete con due associazioni di migranti, alcune organizzazioni non governative e il contributo del CSV.
“Un progetto importante che ha messo al centro la donna straniera in Italia e il suo ruolo attivo nello sviluppo sociale ed economico anche dei paesi d’origine" ha ribadito Andrea Citron, vicepresidente delle Acli di Treviso, introducendo la serata.
"Sono stati realizzati diversi eventi sul territorio, dei laboratori formativi ed un calendario ricco di iniziative che hanno coinvolto persone interessate a conoscere le realtà immigrate, le loro potenzialità ancora poco espresse e soprattutto il capitale umano e sociale di cui le donne possono farsi portatrici nelle comunità di partenza e di arrivo”.
La serata conclusiva, in particolare, ha dato spazio all’associazione Ucraina Più che ha curato il buffet etnico e lo spettacolo di musica e canti tradizionali. Un modo per far conoscere aspetti delle abitudini e delle tradizioni di queste donne, che in Italia sono sempre più numerose e rappresentano un vero “capitale sociale”, se pensiamo al lavoro di cura con i nostri anziani di cui si fanno carico.
Con l’occasione hanno anche potuto presentarci il Telo dell’unione nazionale ucraina, sostanzialmente il “Telo dell’unità”, ricamato da 1.344 persone per circa due anni: racconta la storia dell’Ucraina e per questo ha un forte valore simbolico, sacramentale e culturale.
“Credo che sia molto interessante costruire azioni di cosviluppo a partire dal ruolo della donna immigrata – ha spiegato Mauro Montalbetti di Ipsia nazionale, intervenendo durante la tavola rotonda -, non fosse altro perché rappresenta una risorsa per noi e per il suo popolo. Sullo scambio e il dialogo reciproco dobbiamo continuare a lavorare, non in termini di bisogni, quanto piuttosto di diritti, perché qui si giocano le sfide del nostro prossimo futuro”.
Dopo le associazioni Nat’s per Treviso – che si occupa in particolare dei diritti dei bambini lavoratori in America Latina – e Ovci/La nostra famiglia – che segue progetti di assistenza sanitaria in Sudan ed Ecuador -, è intervenuta Tamara Pozdnyakova, presidente dell’Ucraina Più, associazione impegnata con uno sportello informativo e una scuola di lingua ucraina per bambini accreditata presso il ministero. “Ma tentiamo di fare anche altro: di favorire il dialogo fra le culture e di realizzare il bene per il nostro Paese. Non possiamo essere solo le loro “galline dalle uova d’oro” – ha detto riferendosi alle tante donne ucraine immigrate nel mondo che lavorano e mandano i soldi a casa -. Penso ad esempio a tutti i nostri figli, orfani sociali, che crescono con il nostro denaro, studiano, vivono ma senza di noi; dobbiamo riportare al centro una cultura dei diritti, che passa primariamente per quella dei bambini a vivere con i loro genitori”.
La condivisione si è poi spostata sul valore e le modalità di “fare rete” nei progetti di cooperazione internazionale, sul ruolo dei migranti – in special modo nelle forme associate – soggetti attivi nei territori e coinvolti in modo concreto in azioni di sviluppo per le loro comunità di appartenenza. Particolare attenzione è stata posta a ribadire la necessità che le azioni di cooperazione allo sviluppo siano incentrate sul principio di sussidiarietà e soprattutto sostenibili nel tempo, per operare realmente in dialogo tra popoli e culture.
Vedi il volantino in italiano e ucraino (pdf)








Campagna