PRIMO MAGGIO/1: Festa dei lavoratori
Giovedì 29 Aprile 2010 09:12
LO STATUTO DEI LAVORI: L'URGENZA DI UN NUOVO PROGETTO
Ogni anno il primo maggio ci ripropone la necessità di riflettere sul tema del lavoro, epurandolo dalle considerazioni di circostanza più formali e celebrative, per mettere al centro le questioni cruciali legate alle condizioni concrete e alle trasformazioni in atto e i leit motiv fondamentali sul suo significato all’interno dei processi sociali oltre che economici.
Quest’anno uno dei punti prioritari su cui vale la pena di soffermarsi è indubbiamente l’esigenza di realizzare una profonda riorganizzazione dei diritti e delle tutele dei lavoratori, rivolta ad eliminare le profonde disuguaglianze che si sono determinate con il trascorrere degli anni sul mercato del lavoro italiano. E’ stato anche annunciato dal Ministro Sacconi, ed è atteso per il mese di maggio, un testo di riforma dello Statuto dei Lavori.
Di fronte all’urgenza di fare i conti con una realtà così articolata e plurale, complessa e frammentata, le Acli hanno lanciato, ancora nell’autunno del 2009, la campagna nazionale “Verso uno statuto dei lavori,” con una petizione che si concluderà a breve e che ha coinvolto tutte le regioni e le province in Italia attraverso l’organizzazione di eventi culturali e di approfondimento. Numerose le iniziative realizzate anche a Treviso dove sono state raccolte oltre un migliaio di firme per questa proposta di iniziativa popolare che indica in dieci punti essenziali come raggiungere uguali diritti per tutti i lavoratori con un’ unica disciplina dei contratti di lavoro, salari più dignitosi, diritto alla salute e alla sicurezza, alla formazione permanente, riforma degli ammortizzatori sociali, del sistema pensionistico, l’estensione del diritto alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, l’eliminazione della pratica delle dimissioni in bianco, il contrasto al lavoro nero, l’adozione di forme di democrazia economica che favoriscano la partecipazione dei lavoratori alla vita dell’azienda.
I profondi cambiamenti prodotti dall’economia della globalizzazione, dall’innovazione tecnologica e, negli ultimi anni dalla crisi mondiale, hanno reso evidente la più grave distorsione del mercato del lavoro italiano: nove milioni di lavoratori dipendenti in Italia possono oggi vantare la massima tutela normativa e contrattuale. Altrettanti, tutti lavoratori privati, godono di ben poche tutele.
Da molto le Acli hanno messo in evidenza i pericoli di una crescita esponenziale della mobilità del lavoro, di una frammentazione che complica le questioni legate all’instabilità del reddito a cui devono far fronte soprattutto i giovani. Gli effetti stessi che la crisi sta producendo sono fortemente discriminanti e ci dicono che ogni 100 interruzioni di rapporti di lavoro, 70 riguardano i contratti a termine. Le cifre, dunque, sono quanto mai eloquenti e dimostrano come sia urgente e necessario contrastare e superare queste disuguaglianze.
Lo stesso diritto del lavoro si è frammentato e dosi massicce di flessibilità sono state introdotte nella società italiana, portando, tra l’altro, a confondere le persone, offuscando il senso del lavoro, la conoscenza dei diritti e dei doveri dei lavoratori, in un momento in cui il mondo del lavoro si presenta nella sua “durezza” per diversi aspetti: aziende che chiudono, licenziamenti, lavoro nero, infortuni, morti…
Indubbiamente la flessibilità ha garantito la crescita occupazionale ma ha fatto aumentare in modo vertiginoso la precarietà, e le difficoltà attuali del sistema produttivo hanno aggravato queste conseguenze sulle persone (tanto che, solo per fare un esempio, gli ammortizzatori sociali non hanno completamente sostenuto i lavoratori più colpiti dalla crisi). E se all’inizio le aziende si servivano dei contratti atipici per inserire i giovani nel mondo del lavoro e poi stabilizzarli con assunzioni a tempo indeterminato, ora le persone anche con competenze elevate rimangono nel precariato a lungo.
Per le Acli innalzare la bandiera dello statuto dei lavori non significa solo proporre un aggiornamento della legislazione sul lavoro, ma anche farsi interprete di un diffuso senso di insicurezza che pervade settori interi della società italiana, promuovere una nuova rappresentanza sociale, dare più senso e più dignità al lavoro come architrave di ogni benessere sociale.
Presidenza Provinciale Acli Treviso




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